Dalle autorizzazioni al monitoraggio, un percorso integrato per imprese e investitori.
La transizione energetica non è più una prospettiva lontana, ma una trasformazione che coinvolge imprese, investitori e territori. In questo scenario si inserisce il percorso di Ephowi, realtà guidata da Michele Franzese, nata dall’esperienza imprenditoriale di una famiglia che ha scelto di investire nelle energie rinnovabili ben prima che il tema diventasse centrale nel dibattito pubblico.
«Siamo nel settore delle rinnovabili da circa vent’anni», racconta Franzese. Un percorso iniziato dall’eolico e progressivamente sviluppatosi attraverso il fotovoltaico, fino ad arrivare oggi a un modello che integra ricerca dei terreni, sviluppo autorizzativo, progettazione, servizi di engineering, agrivoltaico e monitoraggio degli impianti.
Dal terreno al progetto pronto a costruire
Il punto di partenza è capire se un progetto abbia realmente le condizioni per essere sviluppato. La disponibilità di un terreno, da sola, non basta.
Vincoli, caratteristiche geologiche e idrogeologiche, pianificazione territoriale, possibilità di connessione e percorso autorizzativo sono elementi che devono essere analizzati prima di arrivare alla costruzione dell’impianto.

«Prima di poter valutare l’installazione di un impianto fotovoltaico bisogna capire tutta una serie di dinamiche», spiega Franzese.
È su questa fase che Ephowi ha concentrato una parte importante della propria attività, accompagnando il progetto dalla ricerca dell’area fino allo sviluppo dell’autorizzazione e alla condizione ready to build, cioè pronta per la realizzazione.
Negli ultimi tre anni la società ha sviluppato circa 20 MW di autorizzazioni fotovoltaiche, destinando parte dei progetti a investimenti propri e parte al mercato.
Una conoscenza che nasce anche dall’esperienza diretta di chi, prima di sviluppare progetti per altri, li cercava come investitore. «Abbiamo creato un’organizzazione che fa quello che io stesso cercavo», sintetizza Franzese.
Le autorizzazioni sono parte dell’investimento
Tra un progetto sulla carta e un impianto in produzione c’è però una delle fasi più delicate: quella autorizzativa.
Ephowi si è specializzata in particolare nello sviluppo di impianti nell’ordine di un megawatt, una dimensione che consente di rivolgersi anche a investitori di taglia piccola e media, ma che richiede comunque un confronto puntuale con gli enti locali.
Ed è proprio qui che l’esperienza può fare la differenza.
Secondo Franzese, le difficoltà non derivano necessariamente da una contrarietà delle amministrazioni alle rinnovabili. Spesso gli uffici tecnici devono confrontarsi con normative specialistiche, nuovi procedimenti e carichi di lavoro elevati.
«Quando troviamo persone che vogliono capire per poter decidere, dobbiamo fare anche un lavoro di supporto conoscitivo», osserva.
Per Ephowi, quindi, sviluppare un impianto significa anche valutare preventivamente il contesto nel quale dovrà inserirsi l’iter autorizzativo, individuando eventuali criticità prima che diventino ostacoli in una fase avanzata del progetto.
Un aspetto particolarmente rilevante per chi investe: tempi incerti, vincoli individuati troppo tardi o una valutazione incompleta dell’area possono incidere direttamente sulla sostenibilità economica dell’operazione.
Engineering, costruzione e monitoraggio
Lo sviluppo autorizzativo rappresenta oggi soltanto una parte dell’attività.
Ephowi ha ampliato i propri servizi con competenze di engineering, si è specializzata nell’agrivoltaico e ha attivato collaborazioni con società che si occupano della costruzione degli impianti.

L’obiettivo, nelle parole di Franzese, è «chiudere tutto il cerchio»: partire dalla ricerca dell’area, ottenere le autorizzazioni, progettare e accompagnare il progetto fino alla realizzazione.
A questa filiera si aggiunge un elemento sempre più importante: il controllo di ciò che accade prima e dopo la costruzione.
Ephowi utilizza droni dotati di strumentazioni specifiche sia per effettuare rilievi sulle aree destinate ai nuovi impianti sia per monitorare quelli già in esercizio.
Nel primo caso le informazioni raccolte contribuiscono a valutare le caratteristiche del terreno e le condizioni nelle quali dovrà essere progettata la struttura. Nel secondo permettono di verificare lo stato dell’impianto e individuare eventuali anomalie che possono incidere sulla produzione.
«Possiamo controllare gli impianti fotovoltaici effettivamente in produzione e verificare se rispettano la produzione per la quale sono stati installati», spiega Franzese.
Realizzare l’impianto, quindi, non è la conclusione del progetto: monitorarne le prestazioni significa preservare nel tempo l’efficienza e il valore dell’investimento.
Un investimento reale per imprese e investitori
È proprio il concetto di investimento uno dei punti sui quali Franzese insiste maggiormente.
Il cliente tipo di Ephowi è spesso un piccolo o medio investitore che vuole entrare nel settore delle rinnovabili non attraverso una partecipazione indiretta, ma attraverso un asset concreto capace di produrre energia.
«C’è chi non vuole comprare azioni, titoli o fondi che investono in grandi società del settore, ma preferisce investire direttamente in un impianto fotovoltaico reale che produce».
Per le imprese il ragionamento si lega invece direttamente alla gestione dei consumi e alla necessità di ridurre la dipendenza dall’acquisto di energia.
È qui che Franzese richiama anche una mentalità che, a suo giudizio, dovrebbe progressivamente cambiare. Troppo spesso l’interesse per il fotovoltaico si accende soltanto quando aumenta il costo della bolletta oppure quando viene annunciato un nuovo incentivo.
«A volte veniamo quasi visti come istituti finanziari: ci chiedono prima di tutto se esista qualche fondo o qualche finanziamento».
Gli incentivi possono certamente migliorare le condizioni economiche di un investimento, ma non ne rappresentano necessariamente il presupposto.
«Il primo incentivo che si ha, a prescindere da quello che può dare lo Stato, è il risparmio energetico».
Per Franzese il vero passaggio culturale è quindi considerare l’energia come una componente della strategia dell’impresa, da pianificare e non semplicemente da affrontare quando il costo diventa un’emergenza.
Produrre energia per essere più indipendenti
Con l’aumento dell’elettrificazione dei processi produttivi e della domanda di energia, la capacità di produrne almeno una parte direttamente è destinata ad assumere un peso crescente.
«Quello che diciamo agli imprenditori è di cercare di acquisire una propria indipendenza energetica», sottolinea Franzese.
Una strada che, però, richiede una valutazione concreta delle condizioni di partenza. Non esiste soltanto l’impianto: esistono un territorio da conoscere, un’autorizzazione da ottenere, una soluzione da progettare e prestazioni da verificare nel tempo.
È in questo spazio che Ephowi ha costruito il proprio modello: accompagnare imprese e investitori lungo le diverse fasi dello sviluppo di un impianto fotovoltaico, trasformando un’opportunità energetica in un progetto realizzabile e, soprattutto, produttivo.

