La nuova sfida per il Made in Italy
Le nuove regole europee chiedono alle imprese tessili circolarità e filiere più trasparenti. Scopri in anteprima il white paper ReDress, che sarà presentato a Ecomondo il 4 novembre 2026 alle ore 15.00 presso lo stand B3/110.
L’Europa prova a spostare il tessile fuori dalla logica lineare del consumo e dello scarto. L’Italia parte però da un divario ancora profondo: ogni anno produce circa 905 mila tonnellate di rifiuti tessili urbani (15 chilogrammi per abitante) e ne raccoglie in modo differenziato appena il 20% (rapporto ISPRA 2025, base dati 2024).
L’81% continua a confluire nella frazione indifferenziata, con una destinazione prevalente verso incenerimento o discarica. Su scala europea, ogni anno vengono scartate 5,8 milioni di tonnellate di abbigliamento e soltanto l’1% dei materiali rientra nel ciclo produttivo come fibra per nuovi capi.
È nello scarto tra quanto viene immesso sul mercato e la capacità effettiva di recuperarlo che si colloca il white paper Tessile e sostenibilità: l’architettura normativa europea e il vantaggio competitivo di chi si adegua oggi, realizzato da ReDress, sistema collettivo italiano dedicato alla responsabilità estesa del produttore (EPR) nel tessile.
Il documento sarà presentato a Ecomondo il 4 novembre 2026, alle ore 15.00, presso lo stand B3/110 di Rimini Fiera (qui il link per partecipare e per ricevere già ora un estratto).
L’appuntamento arriva in una fase cruciale: il decreto italiano sull’EPR tessile è atteso entro la fine del 2026; la direttiva europea dovrà essere recepita entro giugno 2027 e i sistemi nazionali dovranno essere operativi da aprile 2028.
Tre pilastri, un sistema
L’architettura europea si fonda su tre pilastri destinati a intrecciarsi sempre più strettamente: ESPR, EPR e Digital Product Passport (DPP).
Il Regolamento europeo sull’ecodesign per prodotti sostenibili (ESPR) interviene a monte, nella progettazione del prodotto. Il tessile figura tra i settori prioritari e i futuri requisiti dovrebbero riguardare, tra gli altri elementi, durabilità, riciclabilità, riparabilità e contenuto di materia riciclata.
L’EPR, la Responsabilità estesa del produttore, entra in gioco al termine della vita utile del prodotto. Produttori, importatori, distributori con marchio proprio, venditori a distanza e piattaforme e-commerce dovranno contribuire finanziariamente e organizzativamente alla completa gestione dei flussi dei prodotti tessili giunti a fine vita, al fine di garantire la corretta attuazione del principio della gerarchia dei rifiuti.
Entro aprile 2028 gli Stati membri dovranno istituire i relativi regimi nazionali; l’estensione alle microimprese è prevista nei dodici mesi successivi.
Tra queste due dimensioni si inserisce il Digital Product Passport (DPP), l’identità informativa dei prodotti. Il DPP dovrà rendere accessibili dati quali composizione, origine dei materiali, lavorazioni, istruzioni per prevenire il deterioramento prematuro, riparabilità e riciclabilità.
È in questo passaggio, spiega ReDress, che il quadro normativo assume una forma pienamente sistemica: lo stesso dato raccolto per dimostrare un requisito di ecodesign può alimentare la reportistica EPR, sostenere la relazione con un cliente B2B, rispondere alle verifiche delle autorità e rendere più solida la comunicazione ambientale verso il consumatore.


La sfida del Made in Italy
Per il sistema tessile italiano, il cambiamento assume una fisionomia particolare.
Il Made in Italy è costituito in larga misura da PMI, filiere distrettuali e catene di fornitura articolate tra Europa, Mediterraneo e Asia. In molte aziende, le informazioni essenziali sono già disponibili, ma restano spesso disperse tra fogli di calcolo, uffici acquisti, progettazione, produzione e amministrazione.
La compliance richiederà quindi una vera «regia del dato».
I sistemi EPR, per esempio, chiedono di rendicontare l’immesso sul mercato in chilogrammi e per categorie di prodotto; molte imprese, però, continuano a lavorare soprattutto per pezzo o collezione. Diventerà necessario associare peso, composizione e materiali alle singole varianti e costruire flussi di reporting capaci di aggregare queste informazioni in modo coerente.
ReDress osserva che la preparazione dei dati, dove l’EPR è già in vigore, ha richiesto più di un anno. È un passaggio che incide direttamente sull’accuratezza dei contributi EPR, sulla corretta strutturazione dei dati per il futuro Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) e sulla possibilità di trasformare le nuove regole in una leva di innovazione, anziché affrontarle a ridosso delle scadenze e percepirle solamente come un’ulteriore incombenza a cui adempiere.
Parola chiave: anticipare
L’Italia si avvicina a una finestra decisiva. Il regolamento nazionale sull’EPR tessile è atteso entro il 2026; le prime dichiarazioni complete sono ipotizzate per il 2027, mentre il quadro europeo punta a regimi pienamente operativi entro il 2028.
In parallelo, con l’architettura tecnica del DPP già in fase di consolidamento nel 2026, nel corso del 2027 è atteso l’atto delegato ESPR per il tessile, che stabilirà i requisiti specifici di ecodesign e la definizione degli standard tecnici per il DPP.
Come spiega ReDress, l’esigenza è costruire un’unica infrastruttura informativa capace di raccogliere e aggiornare dati granulari su materiali, pesi, siti produttivi, sostanze, certificazioni, trattamenti e fine vita. Da questa base, l’impresa potrà generare report regolatori, informazioni per i partner commerciali e strumenti di trasparenza per il mercato.
In un settore europeo da circa 78 miliardi di euro, dove il tessile è tra le principali fonti di pressione su suolo, risorse idriche e materie prime, la circolarità si giocherà sempre meno soltanto nella gestione del rifiuto. Prenderà forma a monte, nelle scelte che definiscono il prodotto, nella qualità dei dati che lo accompagnano, nella scelta dei consumatori e nelle filiere chiamate a renderne possibile una seconda vita.

