17 Nov, 2025
Assorimap: alla plastica riciclata serve un rilancio 
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Il nostro paese è leader in Europa per la qualità di materiali riciclati, ma il comparto del riciclo meccanico delle materie plastiche, strategico per la circolarità, è in forte affanno. A pochi mesi dal grido d’allarme lanciato con il Report Assorimap 2024 le imprese della manifattura rischiano la chiusura: crollo del 30% del fatturato e utili azzerati per le aziende del settore. L’associazione ha chiesto l’intervento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e presentato un pacchetto di misure per salvare la filiera

Produrre di più, guadagnare di meno, fino a rischiare la chiusura: è il cortocircuito che rischia di far affondare il riciclo meccanico delle plastiche in Italia, e in Europa. Il settore sul quale Bruxelles ha scommesso per trainare la transizione ecologica è in caduta libera, nonostante le direttive e gli obiettivi al 2025. Un paradosso che si acuisce con la proposta della Commissione Ue di aumentare la plastic tax da 800 a 1.000 euro/tonnellata dal 2028.

Nell’anno target, il 2025, in cui erano stati fissati i primi obiettivi comunitari di riciclo effettivo degli imballaggi in plastica e di contenuto minimo di plastica riciclata nelle nuove bottiglie in PET, e a un passo dall’operatività del regolamento PPWR a partire da agosto 2026, il settore deputato al loro conseguimento è in crisi. La capacità installata di riciclo in Europa, più che raddoppiata tra il 2018 e il 2023 – da 6 a 13,2 milioni di tonnellate -, ha perso quote nell’ultimo biennio, e circa 40 impianti hanno chiuso in tutta Europa. Anche in Italia, in cui il settore del riciclo meccanico delle plastiche è storicamente un’eccellenza per qualità delle materie prime, tecnologie e capacità di riciclo, i numeri confermano la recessione. 

La fotografia italiana: crescita produttiva, crollo economico

Il Report Assorimap, elaborato da Plastic Consult, con dati 2024, rivela un primo paradosso. Da un lato, la produzione di materie prime seconde in plastica ha registrato anno per anno una crescita a partire dal 2022, toccando nel 2024 le 833mila tonnellate. Un segnale positivo dell’impegno e della resilienza del settore. Dall’altro lato, però, nel biennio 2022-2024 il fatturato settoriale dell’industria nazionale del riciclo meccanico è crollato di oltre il 30%, attestandosi nel 2024 a poco più di 690 milioni di euro.

Assorimap, l’associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche aderente a Confimi Industria, monitora ogni anno la salute di questo comparto strategico. Con una filiera che conta complessivamente oltre 350 imprese, circa 10.000 addetti e dispone di una capacità installata di riciclo pari a 1,8 milioni di tonnellate, le aziende aderenti ad Assorimap trattano circa il 90% dei rifiuti di imballaggi in plastica provenienti dalla raccolta differenziata nazionale, producendo una materia prima seconda di qualità così elevata da garantirsi, in molti segmenti, una leadership a livello mondiale.

Perché un’eccellenza rischia il collasso?

A pesare sulla competitività delle aziende diverse criticità strutturali. Tra queste: il costo dell’energia e la concorrenza sleale. In Italia, il prezzo dell’elettricità è storicamente più alto che negli altri principali Paesi Ue, un fattore che incide pesantemente sui costi operativi di un’attività energivora come il riciclo. A dicembre 2024, il prezzo medio mensile all’ingrosso aveva toccato i 135 €/MWh. Negli ultimi anni, e con i dazi Usa il pericolo diventa concreto, il mercato è stato invaso da importazioni senza controllo di polimeri vergini a basso costo e di prodotti solo presunti riciclati, provenienti da Paesi extra-Ue (come Estremo Oriente, USA e Nord Africa). Questi materiali, privi di tracciabilità, beneficiano di costi di produzione più bassi e, a causa dell’assenza di un codice doganale che distingua il riciclato dal vergine, entrano senza controlli efficaci.

A ciò si aggiunge il calo dei prezzi delle materie prime vergini che rende economicamente svantaggioso l’uso della plastica riciclata per i trasformatori, nonostante gli obblighi normativi vigenti o in arrivo, soprattutto in assenza di un regime sanzionatorio definito.

Se l’industria del riciclo delle plastiche si ferma

Una crisi industriale non è confinata all’interno dei cancelli degli impianti, ma rischia di avere effetti diretti e tangibili sulla vita dei cittadini e sulla salubrità delle città. Il blocco dell’attività di riciclaggio della plastica innescherebbe un effetto domino sull’intero sistema di gestione dei rifiuti. Senza impianti funzionanti che trasformino i rifiuti in nuove risorse, si interromperebbe lo sbocco finale della raccolta differenziata. I Comuni si troverebbero ben presto a dover gestire enormi quantitativi di plastica raccolta in modo differenziato ma senza più un destino circolare. Oltre agli effetti negativi sulla qualità del servizio di igiene urbana e sull’ambiente, con la necessità di dover smaltire elevate quantità di plastica e di affrontare livelli elevati di rischio di incendio presso i siti di stoccaggio che risulterebbero saturi, si aggiungerebbero un inevitabile aumento dei costi di smaltimento e la mancata chiusura dell’anello dell’economia circolare. 

La ricetta per la transizione ecologica e l’autonomia strategica italiana è salvare la filiera del riciclo meccanico 

Di fronte a questa crisi, Assorimap ha richiesto l’intervento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e presentato un pacchetto di misure per salvare la filiera. Nessuna ricetta magica che possa proteggere le imprese, ma una serie di soluzioni strutturali per riattivare il mercato. 

La priorità è aumentare subito la domanda di plastica riciclata. Per farlo, è necessario un graduale aumento degli obblighi sul contenuto minimo riciclato negli imballaggi, previsti dal PPWR per il 2030. In alternativa, l’introduzione di meccanismi premiali per chi li anticipa volontariamente. Solo così si potrà innescare un circolo virtuoso che aumentando il tasso di riciclo, liberi risorse oggi destinate alla plastic tax europea. 

Le proposte non si fermano agli imballaggi. Assorimap spinge per estendere gli obblighi, o introdurre incentivi, all’uso di MPS anche in altri beni di consumo, con premi più alti per i materiali più difficili da riciclare e impiegare. A completare il quadro, due passaggi fondamentali: un sistema di tracciabilità obbligatorio per certificare origine e processo del materiale riciclato lungo tutta la filiera, e la definizione di sanzioni chiare per chi non rispetta gli obblighi di legge. Solo con regole certe e controlli efficaci il mercato può tornare a funzionare.

Parallelamente, si punta su strumenti di lungo periodo come l’introduzione di un sistema di Certificati del Riciclo che valorizzi il contributo del settore alla decarbonizzazione (inteso come risparmio emissivo di CO2), e l’estensione dei Certificati Bianchi anche alle imprese riciclatrici per la produzione di materiali a minor impatto energetico. La partita è aperta. La capacità dell’Italia di mantenere la sua leadership nell’economia circolare passerà anche dalla capacità di tradurre gli allarmi e le proposte di settore in politiche industriali efficaci e tempestive, in grado di conciliare gli ambiziosi obiettivi europei con la concreta sostenibilità economica delle imprese del riciclo.

ASSORIMAP E IL REPORT 2024 IN PILLOLE

Fondata nel 1978, Assorimap è l’Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, aderente a Confimi Industria. Presieduta da Walter Regis, rappresenta la filiera italiana del riciclo meccanico delle materie plastiche, un comparto che conta complessivamente oltre 350 aziende (di cui 60 di dimensione industriale), più di 10.000 addetti e una capacità installata di riciclo di circa 1,8 milioni di tonnellate. Le sue aziende associate trattano circa il 90% dei rifiuti di imballaggi in plastica provenienti dalla raccolta differenziata nazionale, producendo una materia prima seconda di qualità elevata che compete a livello mondiale. 

Tecnologie e innovazione

Il riciclo meccanico rappresenta la tecnologia più matura ed efficiente per trasformare i rifiuti plastici in nuove risorse. Il processo include fasi di selezione, lavaggio, macinazione, estrusione del granulo finale, con impianti sempre più tecnologici in grado di garantire standard qualitativi elevati. Le aziende italiane sono all’avanguardia nello sviluppo di tecnologie per il riciclo dei materiali più difficilmente valorizzabili, come ad esempio le plastiche miste.

I numeri chiave del Report 2024:

Produzione MPS: 833.000 tonnellate (+3,2% vs 2023)
Fatturato settoriale: 690 milioni di euro (-0,8% vs 2023)
Aziende di riciclo meccanico post-consumo: 77, con 86 impianti
Distribuzione geografica impianti: Nord Ovest (37%, picco in Lombardia), Nord Est (31%), Sud e Isole (23%), Centro (8%)
Materiali riciclati: PET (28%), Polietilene Flessibile – LDPE (23%), Polietilene Rigido – HDPE (19%), Misti Poliolefinici (16%), Polipropilene – PP (12%)
Principale applicazione: Settore imballaggi (43% del totale)

Le performance per polimero:

R-PET: trainato dagli obblighi della Direttiva SUP, è il segmento più dinamico, con una produzione esplosa del +17,2% nel 2024 e una quota “bottle to bottle” salita al 35%.

Polipropilene (PP): trend positivi trainati da casalinghi e imballaggi rigidi.

Polietilene (HDPE e LDPE): segnano una significativa contrazione, soprattutto nei prezzi di vendita e nel fatturato.

Applicazioni di eccellenza

La plastica riciclata italiana trova impiego in settori diversificati che testimoniano l’alta qualità del materiale: dall’ambito alimentare (bottle-to-bottle per acque e bevande) all’arredamento (mobili da giardino, componenti per interni), dall’edilizia (tubazioni, profili) all’automotive (componenti tecnici). Il made in Italy del riciclo è esportato in tutto il mondo.

Le criticità evidenziate da Assorimap:

Competizione con polimeri vergini a basso costo

Assenza di un sistema europeo di tracciabilità e certificazione per i materiali riciclati

Altissimo costo dell’energia in Italia

Importazioni selvagge da Paesi extra-UE

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