4 Dic, 2025
La prossima sfida della plastica sono le regole
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Un nuovo rapporto di SAP e Earth Action avverte: l’impatto finanziario delle nuove normative sulla plastica per le aziende potrebbe superare i 20 miliardi di dollari entro il 2030.

La soluzione? Anticipare i regolamenti con tecnologie per la tracciabilità e un reporting trasparente, per trasformare un obbligo in un vantaggio. Come spiegano le esperte del CNR Lorena Affatato e Gabriella Santagata, la ricerca su bioplastiche e riciclo offre soluzioni, ma è l’eco-design la leva chiave per imballaggi realmente circolari 

In un contesto globale sempre più attento alla sostenibilità ambientale, la plastica è tornata al centro del dibattito economico e normativo. SAP, leader nelle soluzioni software per le imprese, e Earth Action, società specializzata in consulenza e ricerche di mercato, con il rapporto Shift into Gear invitano le aziende a prendere subito le contromisure necessarie per affrontare l’ondata di nuove normative in arrivo. L’obiettivo è duplice: tutelare la redditività aziendale e contribuire attivamente alla salvaguardia della salute del pianeta.

Secondo il rapporto, le passività aziendali legate alla plastica potrebbero superare i 20 miliardi di dollari entro il 2030. I rischi non sono solo normativi o fiscali (come le plastic tax o le tariffe EPR), ma includono anche danni ambientali cronici, disastri industriali, pressioni dei consumatori, aumento dei costi R&D e l’incubo sempre più concreto del greenwashing. In questo scenario, la gestione sostenibile della plastica diventa una priorità strategica, non solo per rispettare gli obblighi, ma per rafforzare la propria competitività e attrattività agli occhi degli investitori.

Una transizione complessa ma inevitabile

La gestione sostenibile della plastica si configura oggi come una delle sfide più articolate per il mondo imprenditoriale. Le implicazioni finanziarie e normative connesse all’utilizzo di questo materiale sono in continua trasformazione, spingendo aziende e istituzioni a individuare soluzioni innovative per un uso più responsabile. In questo scenario, la tecnologia gioca un ruolo strategico, perché offre strumenti per ottimizzare il riciclo, ridurre il ricorso a materiali vergini e adottare alternative ecocompatibili, lungo la filiera di progettazione e produzione.

L’integrazione di queste tecnologie, oltre a favorire la conformità normativa, diventa un tassello essenziale per ridurre l’esposizione ai rischi economici e costruire un modello di business resiliente e orientato al futuro. Le sfide per le aziende, grandi e piccole, non mancano: normative sempre più stringenti, come i divieti all’uso della plastica o i regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), aspettative crescenti da parte dei consumatori, pressioni da stakeholder e costi crescenti per l’innovazione e l’adattamento tecnologico. 

Il futuro della plastica è nei dati

Tuttavia, i dati sulla plastica non solo esistono, ma sono già a disposizione nei sistemi gestionali aziendali (ERP, procurement, logistica). Sono strumenti che permettono di aggregare queste informazioni, calcolare imposte, misurare la riciclabilità dei materiali, identificare criticità e persino ottimizzare il design dei prodotti per renderli più circolari. In pratica, chi gestisce bene i propri dati sarà in grado di anticipare le normative, ridurre i costi di conformità e migliorare la propria impronta ambientale. 

Una maggiore consapevolezza pubblica e la crescente attenzione mediatica sull’inquinamento da plastica e il greenwashing espongono le imprese a danni reputazionali e, in alcuni casi, a vere e proprie responsabilità civili. Il rapporto invita le imprese ad abbandonare la logica dell’attesa e a investire nella raccolta e divulgazione tempestiva dei dati relativi all’uso della plastica. «Prima un’azienda conosce la propria impronta plastica, meglio può gestirla», è l’appello degli autori. Oggi sono oltre 90 i Paesi che hanno introdotto o stanno sviluppando schemi EPR. Un case study citato nel rapporto mostra come una multinazionale operante in 188 Paesi possa trovarsi alle prese con ben 63 diversi regimi di responsabilità estesa.

E mentre i negoziati internazionali per un trattato globale sulla plastica restano in stallo, la tendenza alla regolamentazione è chiara: le aziende del settore beni di consumo si trovano già oggi a dover rispettare tra le 100 e le 200 normative diverse prima di poter lanciare un nuovo prodotto in plastica. L’adozione precoce di soluzioni tecnologiche consente alle aziende di posizionarsi come leader nella transizione ecologica, creando valore per tutti gli stakeholder.

Pressioni e opportunità: la transizione in Italia

Secondo il report, le imprese che condividono dati in modo trasparente guadagnano la fiducia di consumatori, investitori e autorità. E oggi più che mai, trasparenza significa vantaggio competitivo.

Il comparto produttivo della plastica in Italia è tra i più rilevanti in Europa, con oltre 400 aziende che trasformano circa 1 milione di tonnellate di plastica flessibile all’anno. Il packaging rappresenta il principale sbocco, ma cresce l’impiego in edilizia e agricoltura. Il settore è in transizione: aumentano gli investimenti in tecnologie di riciclo e materiali compostabili, spinti da normative europee e domanda di sostenibilità.

Adattarsi o rischiare 

Secondo SAP ed Earth Action, standard globali condivisi e un sistema di rendicontazione uniforme potrebbero ridurre notevolmente gli oneri burocratici e semplificare il dialogo tra le filiere produttive. Le imprese che non si adegueranno, invece, rischiano passività finanziarie significative. L’adozione di soluzioni tecnologiche è indicata come una leva strategica fondamentale. Il potenziale risparmio? Milioni di euro in costi amministrativi e di conformità normativa.

«Gestire efficacemente l’impronta plastica non è più solo una questione ambientale: è una mossa di business intelligente», afferma Delphine Garin, Manager Circular Finance and Data del World Business Council for Sustainable Development. E aggiunge: «La combinazione di regole più severe e aspettative sociali in crescita rende il cambiamento inevitabile. Le aziende che sapranno anticiparlo guideranno il cambiamento e ne raccoglieranno i frutti».

Oggi, le imprese devono fare i conti con un panorama normativo e finanziario sempre più complesso, che impone un approccio sistemico alla gestione della plastica. La crescente attenzione verso le conseguenze ambientali ha spinto numerosi governi ad adottare misure incisive, come l’introduzione di tasse ambientali e i già citati programmi di responsabilità estesa del produttore (EPR), che mirano a estendere l’obbligo di sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Tali misure, se da un lato stimolano l’adozione di pratiche più virtuose come il riciclo e l’utilizzo di materiali alternativi, dall’altro comportano costi aggiuntivi significativi, stimati tra lo 0,5% e l’1% dei ricavi finali. A questo si aggiunge un altro elemento chiave: l’impatto reputazionale. Le aziende che non si adeguano rischiano di perdere la fiducia di consumatori e investitori, in particolare in un’ottica ESG, con ripercussioni concrete sulla competitività e sul valore di mercato.

Plastica e packaging sostenibile, quali soluzioni

Parlare oggi di plastica sostenibile non è solo realistico, ma anche sempre più necessario. Lo sostengono anche Lorena Affatato e Gabriella Santagata, rispettivamente tecnologa e ricercatrice al CNR: «La ricerca continua di soluzioni alternative e l’intensificarsi delle innovazioni stanno portando allo sviluppo di alternative sostenibili, sia nei materiali che nei processi produttivi». 

«La plastica sostenibile – spiegano – è presente in varie forme: la bioplastica prodotta da fonti rinnovabili, quali amido di mais, alghe, esoscheletro di crostacei, scarti della produzione della frutta, microrganismi – rappresentano tutte una valida alternativa alla plastica tradizionale». Queste bioplastiche sono biodegradabili e compostabili, e sono in grado di ridurre l’impatto ambientale se inserite correttamente in sistema di raccolta e trattamento adeguati. La plastica riciclata è un’altra forma sostenibile, frutto di processi sempre più efficienti che consentono di reintrodurre nel ciclo produttivo materiali plastici post-consumo o post-industriali, e ridurre quindi la richiesta di plastica vergine prodotta ex-novo. Tuttavia, la qualità del materiale riciclato e la disponibilità di infrastrutture per il processo avanzato di riciclaggio restano ancora delle sfide importanti da affrontare. 

Le 3 Soluzioni per la Plastica Sostenibile: Bioplastica, Riciclo e Riutilizzo

In ultimo, una forma sostenibile di plastica è la progettazione di materiali durevoli e riutilizzabili, concepiti per un lungo periodo di utilizzo. Questa terza forma permette maggiormente di ridurre la quantità complessiva di rifiuti plastici – a differenza delle altre forme che, seppur più sostenibili dal punto di vista dei materiali e dell’impatto, generano comunque una quantità di rifiuti pari all’utilizzo e al consumo. Tutto ciò non deve discernere da una efficace educazione sull’utilizzo, riciclo e possibilità di gestione della plastica. Sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere comportamenti responsabili e virtuosi è necessario per una transizione verso la plastica sostenibile ed il suo esatto utilizzo. 

Nonostante le innumerevoli campagne a sfavore del suo utilizzo e la reale necessità di ridurre l’impatto ambientale, la plastica continuerà ad avere un ruolo centrale anche nel packaging. Infatti, ci sono dei settori che non vi possono rinunciare, primo fra tutti quello alimentare. «La plastica, soprattutto quella avanzata e tecnicamente evoluta, non potrà essere completamente sostituita: rimarrà un materiale chiave di molti settori strategici, in particolare quello dell’industria alimentare, in quanto garantisce il mantenimento delle proprietà organolettiche e la sicurezza igienico-sanitaria richiesta in questo settore», spiega Affatato.

Tuttavia, cambieranno le indicazioni per renderne la gestione più sostenibile e responsabile in una trasformazione mirata e funzionale. «Perché la plastica sia parte di un ciclo virtuoso, basato sull’efficienza delle risorse, è auspicabile un progressivo passaggio verso materiali più ecologici – carta, cartone e bioplastiche – e il coinvolgimento attivo di tutti gli attori della filiera, prime fra tutte le aziende, chiamate ad integrare soluzioni sostenibili nei loro processi produttivi», aggiunge Affatato. La sostenibilità della plastica è quindi possibile grazie alla combinazione di materiali innovativi, tecnologie di recupero avanzate ed anche nuove logiche di design.

Dove sta andando la ricerca

«La ricerca in primo luogo si sta focalizzando verso la creazione di materiali sostenibili e performanti che non solo abbiamo un impatto ambientale ridotto, ma che sia al contempo capaci di rispondere alle esigenze dell’industria», dice ancora Affatato. «In primo piano vi è lo sviluppo di polimeri bio-based – plastiche prodotte dal mais, canna da zucchero, alghe e rifiuti organici – e lo studio di compatibilità di questi materiali con le strutture di compostaggio industriale per gestirne al meglio il fine vita.

Parallelamente, il riciclo meccanico e chimico delle plastiche sta incontrando grandi progressi: le nuove tecnologie permettono di recuperare materiali plastici di qualità superiore anche da rifiuti misti o contaminati, riducendo la dipendenza da materie prime vergini. Il riciclo chimico, in particolare, grazie al fatto che permette di scomporre la plastica a livello molecolare e rigenerarla in un nuovo prodotto, consente quasi di ripristinare la qualità del materiale originale». Infine, spiega la tecnologa, «si stanno affermando progetti legati all’eco-design per la produzione di materiali plastici più durevoli e più facilmente gestibili in ogni fase del loro ciclo di vita». 

Insomma, il packaging del futuro vedrà ancora la plastica come protagonista, ma con un utilizzo altamente ripensato e progettato. «La plastica sostenibile non è un concetto univoco», dice Affatato, «ma piuttosto un obiettivo da raggiungere attraverso un approccio multidimensionale, che coinvolga industria, infrastrutture, società civile e ricerca scientifica, così come prevede il modello della tripla elica dell’innovazione, in cui università, imprese e istituzioni collaborano sinergicamente per costruire un futuro più sostenibile». 

Il ruolo del design 

Il design degli imballaggi non è più solo questione estetica o funzionale: oggi incide in modo determinante sulla possibilità di riciclare efficacemente i materiali, soprattutto nel caso della plastica. La circolarità è un concetto chiave per verificare la sostenibilità di un prodotto o di un imballaggio. «Un design circolare si fonda su alcuni principi-chiave: l’utilizzo di mono-materiali facilmente riciclabili – plastica PET, HDPE, cartone, vetro, alluminio. Ma anche l’eliminazione di materiali compositi difficili da separare – confezioni multistrato plastica/alluminio o plastica/carta. E ancora, la semplificazione del processo di riciclo», spiegano Affatato e Santagata. È già noto che alcune aziende stanno già adottando questa pratica, come nel beverage, dove le confezioni multistrato in plastica vengono sostituite da cartone o colli idrosolubili. In Italia, l’introduzione dell’etichettatura ambientale obbligatoria rappresenta una svolta importante in questa direzione. 

«Inoltre, il design può non solo incentivare modelli di riutilizzo, come gli imballaggi ricaricabili», aggiungono Affatato e Santagata, «ma ha anche un impatto decisivo sulla circolarità dei materiali. Investire in eco-design intelligente ed orientato alla filiera del riciclo significa favorire una transizione concreta verso l’economia circolare e per rispondere in modo efficace alle richieste normative e ambientali».

Tracciabilità ed etichettatura smart 

«I sistemi di tracciabilità digitali consentono di monitorare in tempo reale il percorso di un prodotto, dalla materia prima al consumatore finale. Questo permette di verificare la provenienza sostenibile delle risorse, garantire l’autenticità dei prodotti e offrire informazioni trasparenti e verificabili ai consumatori», spiega Affatato. «Le etichette elettroniche, o smart labels, come blockchain o QR code dinamici, offrono un’alternativa alla carta tradizionale, riducendone il consumo e l’impatto ambientale legato alla sua produzione. Queste etichette, inoltre, possono contenere informazioni supplementari, come dati sulla sostenibilità del prodotto, certificazioni, istruzioni d’uso e/o consigli per un corretto smaltimento del packaging, facilitando il comportamento responsabile e virtuoso dei consumatori». Il continuo progredire della tecnologia in questo settore permette di usufruire di un numero sempre maggiore di strumenti-chiave per migliorare la gestione dei prodotti di plastica.

L’adozione di tecnologie digitali, spiegano le esperte, può contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2, grazie a una gestione più efficiente dei processi produttivi, alla minimizzazione degli scarti, alla tracciabilità delle emissioni lungo il ciclo di vita dei prodotti, alla ottimizzazione del consumo energetico e alla transizione verso fonti di energia rinnovabili. La digitalizzazione, l’implementazione dell’uso di Internet of things e dell’AI nelle linee produttive consentirà di ottimizzare tutti questi processi – in questo caso, l’AI è particolarmente importante per la manutenzione predittiva dei macchinari – nonché di minimizzare gli scarti e efficientare la tracciabilità delle emissioni lungo il ciclo vita dei prodotti.  

Shift into Gear

«Le imprese italiane stanno dimostrando una crescente capacità di affrontare le sfide legate all’innovazione sostenibile, anche se il percorso richiede impegno costante, maggiore consapevolezza e investimenti mirati», dicono Affatato e Santagata. «Alcune realtà, in particolare nei settori dell’agroalimentare, del packaging e della chimica verde, sono già all’avanguardia nell’adozione di pratiche e tecnologie a basso impatto ambientale, mentre altre si trovano ancora in una fase di transizione avviando percorsi di o di iniziale consapevolezza ed adeguamento». Shift into Gear non è solo un monito, è un piano d’azione: anticipare la regolamentazione, investire in tecnologia, abbracciare la trasparenza. In un mondo dove «ciò che si misura si può migliorare», la gestione dei flussi plastici diventa la chiave per sopravvivere – e prosperare – nella nuova economia circolare.

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