15 Dic, 2025
La storia dell’Italia con la luce accesa
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Alessandro Lanza, economista e docente LUISS, nel suo nuovo libro “Super! Un secolo di energia in Italia” (Luiss University Press, 2025), ci guida in un viaggio nella storia del nostro Paese attraverso una lente inedita: quella dell’energia. Più di un saggio, è un racconto avvincente che svela come in meno di cento anni petrolio, elettricità e gas abbiano plasmato l’Italia, tra intuizioni geniali, crisi epocali e sfide contemporanee. Per addentrarci in questa avventura, abbiamo dialogato con l’autore.

Sono pagine ricche di scoperte e riscoperte quelle di “Super! Un secolo di energia in Italia” (Luiss University Press, 2025). Un testo che accompagna dagli albori dell’industria energetica italiana, alle sfide della nazionalizzazione a quelle attuali della decarbonizzazione passando per le crisi petrolifere. Una storia ricca di retroscena, che rievoca i momenti più importanti della storia d’Italia con una diversa chiave di lettura.  Partiamo dal perché. Alessandro Lanza, cosa l’ha spinta a scrivere questo libro e a chi si rivolge?

L’ho scritto per un profondo interesse personale verso il tema energetico, spinto dalla curiosità di comprendere meglio questo mondo. Ritenevo che mancasse un’opera in grado di raccontare la storia d’Italia attraverso la lente dell’energia. L’idea originaria era di coprire il periodo dal dopoguerra al 2025, ma varie riflessioni mi hanno portato a fermarmi al 2000, estendendo però l’analisi a monte, cioè a partire dalla storia dell’Agip. Il libro si rivolge a un pubblico generalista e curioso, con la voglia di approfondire. Non occorre essere ingegneri per leggerlo. La storia energetica italiana include eventi positivi, negativi, nefandezze e omicidi. È una storia molto interessante e rappresenta uno spaccato della nostra esistenza lungo un secolo, utile a interpretare molti cambiamenti del Paese.

Uno dei temi centrali è quello del rapporto tra pubblico e privato nella filiera dell’energia. Oggi può dirsi compiuta la stagione, cominciata negli anni ’90, delle riforme (privatizzazione e liberalizzazione) che miravano a creare un mercato concorrenziale. Col senno di poi, hanno realmente favorito l’efficienza e l’innovazione nel settore energetico? O hanno invece prodotto nuovi oligopoli sotto mentite spoglie?

Anzitutto voglio ricordare che senza le privatizzazioni non saremmo entrati nell’euro. I ricavi per il Tesoro dalla vendita delle quote Eni ed Enel hanno infatti “pagato” il nostro ingresso nel mercato unico. Quando le aziende pubbliche diventano società per azioni, anche se il Tesoro mantiene una quota, si avvia un processo di mercato. Il mio bilancio è questo: vedo il mercato come una soluzione imperfetta, ma come l’unica a nostra disposizione. L’alternativa qual è? Un mercato interamente regolato dallo Stato, un monopolio? Il mercato ha molte imperfezioni e ci espone a rischi, ma non vedo altre soluzioni. Credo sia stata la direzione giusta, sebbene faticosa. Noto che, quando si parla di storia dell’energia in Italia, l’attenzione si concentra spesso sull’Eni, anche per la tragica scomparsa di Mattei. In realtà, la nazionalizzazione dell’energia elettrica è stata un’operazione di una complessità enorme. Basti pensare che solo il primo anno confluirono circa 1300 impianti da diverse aziende: un’impresa titanica, che ho provato a descrivere con dovizia di particolari anche per trasmettere il mio entusiasmo. È stata infatti un’operazione fondamentale per il Paese, a mio avviso infinitamente più complessa delle vicende Eni. 

Al termine della lettura si ha la sensazione di una vicenda in cui tutto viene “montato e smontato” più volte. Gli oltre 10 anni che ci sono voluti per il processo di nazionalizzazione di Enel, negli anni ’60, mostrano un’operazione mastodontica, burocratizzata e farraginosa. Dopo 30 anni la stagione della privatizzazione e delle liberalizzazioni “spacchetta” nuovamente il quadro, impiegando quasi 3 decenni. In questo senso, la storia italiana è unica nel suo genere o anche altri Paesi europei hanno vissuto esperienze simili? 

In realtà, le liberalizzazioni non hanno “spacchettato” tutto. Le aziende restano in mano allo Stato in misura significativa. Il percorso italiano in effetti è un unicum. Ma si è inserito in un’ondata di privatizzazioni che coinvolse tutta Europa, a partire dagli anni ’80,  con l’Inghilterra della Thatcher, che mise in atto un liberismo molto aggressivo. In confronto, noi fummo dei semplici scolaretti.

Facciamo un passo indietro. Nel libro viene raccontato l’omicidio Matteotti sotto una luce diversa, che mette al centro il ruolo degli interessi energetici e della corruzione. Ce ne parla meglio? 

Matteotti era un sincero antifascista, socialista, un padre della patria e non era certo amato dal regime. Un uomo integerrimo che, dopo le elezioni truffa, andò in Parlamento per reclamarne la ripetizione, denunciando minacce e abusi. Dopo il famoso discorso Matteotti venne a conoscenza, attraverso un giro complicato che coinvolse i servizi segreti americani, inglesi e il partito laburista inglese (che decise di passargli l’informazione), di una questione cruciale. Venne a sapere infatti di una tangente di 100 milioni di lire che un consorzio legato ai Rockefeller (la Sinclair Oil) aveva versato a membri della famiglia Mussolini e dei Savoia per comprare favori nelle concessioni petrolifere. Una prova della corruzione del regime che Matteotti avrebbe sicuramente rivelato. Ma non fece in tempo perché fu ucciso. Io non credo che volessero davvero ucciderlo, ma solo intimidirlo, ed è anche certo che Mussolini stesso non fu contento dell’accaduto. In ogni caso, quando venne rapito la sua borsa sparì e non è stata più ritrovata. Sui dettagli c’è ancora dibattito storico, ma sull’impianto della ricostruzione c’è ormai concordia.  

Torniamo al presente. Nel dibattito pubblico la transizione energetica viene spesso presentata come inevitabile, mentre la sicurezza energetica resta ancorata a logiche di breve termine. Dal suo punto di vista, l’Italia ha davvero una strategia per tenere insieme queste due esigenze – decarbonizzazione dell’offerta energetica e indipendenza – o sta semplicemente navigando a vista, rincorrendo emergenze senza una visione di lungo periodo?

Rispetto all’approvvigionamento di gas noi abbiamo risposto al problema della dipendenza dalla Russia come nessuno si aspettava. Dopo l’inizio del conflitto, ci siamo liberati del gas russo in 6 mesi, non è stato facile. Abbiamo però un tema cruciale: decarbonizzare. Nell’era Trump non sarà semplicissimo, ma Trump passerà e il tema della decarbonizzazione resterà. Abbiamo obblighi di chiusura delle centrali a carbone (nonostante ci sia ancora chi sostenga il contrario). Dobbiamo fare di più e meglio. Sul breve periodo siamo coperti: abbiamo gas, non possiamo importarne di più. Eravamo già in difficoltà perché un gasdotto libico funzionava male a causa della guerra; ora, con il conflitto aperto, soffriremo la mancanza di gas dalla Libia, ma stiamo assicurando la copertura. Abbiamo un problema sui prezzi dell’energia elettrica, collegati a quello del gas, ma sull’approvvigionamento la situazione è buona, anche perché la domanda di energia non sta crescendo. Dovremmo decarbonizzare di più, migliorando in particolare il rapporto tra le emissioni di CO2 e la domanda di energia: la cosiddetta carbon intensity, ovvero quanta CO2 produciamo per unità di energia consumata. È ancora troppo alta. Non ci sono molti modi per decarbonizzare: o si cambia il mix energetico, o si aumenta l’efficienza energetica (riducendo l’energia necessaria per unità di prodotto). Altre armi non ci sono, se non il calo demografico, che è già un fenomeno in atto e non è il caso di incentivarlo. Noi guardiamo alla carbon intensity, e da quel punto di vista soffriamo ancora. Per quanto riguarda le soluzioni tecnologiche, tra qualche decennio avremo probabilmente la fusione nucleare e allora il problema sarà risolto globalmente. Se non saremo così sciocchi da distruggere il pianeta nei prossimi 50 anni, porteremo a casa la nostra civiltà.

L’autore
Alessandro Lanza economista specializzato in politiche energetiche e ambientali. Insegna Energy and Environmental Policy alla LUISS. È stato Chief Economist di Eni, amministratore delegato di Eni Corporate University e Senior Analyst presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Dal 2016 è membro del Consiglio di Amministrazione dell’ENEA e ha, tra le altre cose, partecipato come Lead Author ai rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC), panel che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2007.

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