4 Giu, 2026
Quando le rocce catturano il carbonio
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Quando le rocce catturano il carbonio

Lo stoccaggio sicuro dell’anidride carbonica passa attraverso strategie integrate come quella del progetto GEOMIMIC, che unisce esperimenti di laboratorio sulla cinetica di mineralizzazione, modelli numerici per il trasporto della CO₂ e il monitoraggio dell’evoluzione geofisica delle fratture nel tempo. Senza dimenticare il rischio di deterrenza alla mitigazione, ovvero la possibilità che queste tecniche vengano usate come scusa per ritardare la transizione energetica 

Nel 2024, il pianeta ha superato la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali e oltrepassato il limite stabilito dall’Accordo di Parigi (2015) per contenere il riscaldamento globale. Questo superamento, insieme all’intensificarsi degli eventi climatici estremi, evidenzia l’urgente necessità di soluzioni efficaci. Tra le strategie disponibili, la Cattura e lo Stoccaggio del Carbonio (CCS) si è affermata come un insieme di tecnologie chiave, che consentono di catturare la CO₂ e stoccarla in formazioni geologiche profonde. Il progetto GEOMIMIC punta proprio ad approfondire la comprensione di questi processi.

CCS minerale: meccanismo, benefici e rischi 

Ad aiutarci a comprendere meglio cosa si intenda per Cattura e Stoccaggio del Carbonio (CCS), è la ricercatrice Chiara Boschi dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR: «Si tratta di una tecnologia avanzata per la mitigazione del cambiamento climatico», spiega, «progettata per limitare l’aumento della concentrazione di CO₂ nell’atmosfera. Il processo prevede la cattura dell’anidride carbonica. Una volta catturata, la CO₂ viene trasportata in un sito di stoccaggio idoneo e iniettata in formazioni geologiche profonde, impedendone il rilascio in atmosfera».

Rocce mafiche come i basalti reagiscono con la CO₂ e formano carbonati stabili, in grado di garantire uno stoccaggio permanente: «Tra tutte le tecnologie CCS, la carbonatazione minerale è senza dubbio l’opzione più sicura», dice ancora Boschi. Rispetto agli acquiferi salini o ai giacimenti esauriti, le rocce mafiche offrono maggiore stabilità ed efficienza. Il rischio di perdite di CO₂ dovute a variazioni di pressione nel sottosuolo è estremamente remoto, grazie a un’attenta selezione dei siti e a un monitoraggio continuo tramite, elenca la scienziata del CNR, «sensori sismici, misure geotermiche, telerilevamento satellitare e modellazione numerica». Eppure questa tecnologia deve ancora affrontare sfide in termini di affidabilità, scalabilità e «comprensione limitata delle proprietà idrauliche controllate dalle fratture in queste rocce». 

Il contributo di GEOMIMIC alla mineralizzazione della CO₂

È qui che entra in gioco il progetto GEOMIMIC, che studia l’evoluzione della porosità nelle rocce mafiche per far progredire la mineralizzazione della CO₂. Finanziato nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie, il progetto è iniziato il 16 settembre 2023 e durerà fino a marzo 2026, con un contributo UE di 236.499,60 euro. È coordinato dall’Università di La Coruña con il Georgia Institute of Technology. Il progetto integra esperimenti di laboratorio per analizzare la cinetica di mineralizzazione, la modellazione numerica per simulare il trasporto e la distribuzione della CO₂ e le analisi geofisiche per valutare l’evoluzione delle fratture nel tempo. Accanto a progetti come l’italiano STORECO2 (focalizzato sulle rocce serpentinitiche), GEOMIMIC esplora nuove strategie di stoccaggio della CO₂ in un panorama dove CarbFix, attivo in Islanda dal 2012, rimane il punto di riferimento globale per la ricerca e l’innovazione nella mineralizzazione della CO₂.

Implicazioni economiche ed etiche 

Concentrandosi sulla fase di cattura della CO₂, il Professor Francesco Lamperti, Coordinatore Scientifico del Progetto FIND, Scuola Superiore Sant’Anna, evidenzia una distinzione fondamentale tra CCS e CDR (Rimozione dell’Anidride Carbonica).

La CCS comporta la cattura della CO₂ alla fonte di emissione ed è particolarmente interessante per i grandi emettitori come le compagnie petrolifere o l’industria del cemento. La seconda, la CDR, si occupa di rimuovere la CO₂ già dispersa nell’atmosfera o negli oceani, favorendo settori che hanno emissioni prevalentemente indirette, come le aziende ICT. Da una prospettiva economica, il costo e l’efficacia sono fattori cruciali: «La CCS standard è relativamente meno costosa», spiega Lamperti, «ma ha anche prestazioni piuttosto scarse e non ha mostrato miglioramenti significativi negli ultimi 10-15 anni». La CDR, d’altro canto, nonostante abbia un potenziale maggiore, è ad oggi estremamente costosa e ancora agli albori. Richiede investimenti sostanziosi per diventare una soluzione praticabile su larga scala. Secondo Lamperti, «investire nella mitigazione è l’approccio economicamente più sensato».

Tuttavia, emerge una questione etica ancora più delicata: il rischio di deterrenza alla mitigazione, ovvero la possibilità che la CCS venga usata come scusa per ritardare la transizione energetica. Il coinvolgimento delle grandi compagnie petrolifere nella CCS, con colossi come Shell, Equinor e Occidental Petroleum (Oxy), dimostra che il settore petrolifero ha un forte interesse nello sviluppo di questa tecnologia. «Dobbiamo stare attenti», avverte Lamperti, «perché queste tecnologie possono essere strategicamente utilizzate per mantenere in vita industrie che dovrebbero invece decarbonizzare il prima possibile».

Deterrenza alla mitigazione: il nodo etico della CCS

La CCS minerale fornisce una soluzione concreta per lo stoccaggio sicuro della CO₂, ma permangono sfide riguardanti la scalabilità e una comprensione più approfondita delle dinamiche geochimiche. Progetti come GEOMIMIC stanno aiutando a colmare queste lacune, ma l’adozione di queste tecnologie deve essere supportata da solide politiche climatiche per prevenire il rischio di deterrenza. Per evitare questa deriva è essenziale seguire le raccomandazioni di entrambi gli esperti intervistati: le politiche dovrebbero sostenere anche le tecnologie CDR, la riforestazione urbana e non urbana e altre soluzioni CCS avanzate, garantendo una riduzione a lungo termine del carbonio atmosferico.

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