14 Mag, 2026
Sotto i nostri piedi: se la minaccia è (proprio) lì 
Tempo di lettura

Il progetto MINAGRIS punta a vincere la battaglia nascosta per la salute del suolo, minacciata dalla presenza sempre più massiccia di microplastiche. Queste possono infatti disturbare la chimica e la microbiologia del suolo a breve termine, ma anche comprometterne la capacità di trattenere l’acqua. Le soluzioni? Dai batteri in grado di degradare i PFAS alla scienza partecipativa, con gli agricoltori in prima linea per il monitoraggio dei terreni. Ma intanto occorre conoscere meglio e più a fondo il fenomeno  

C’è una plastica che non si vede, nascosta nei campi e sotto i nostri passi: è quella che, frammento dopo frammento, sta infiltrando i suoli di tutto il mondo. Proviene da fonti come film per la pacciamatura, tubi per l’irrigazione, contenitori abbandonati e persino dagli pneumatici dei veicoli di passaggio. Microplastiche che entrano inosservate nei terreni agricoli e hanno il potenziale di alterare nel profondo le stesse basi dell’agricoltura. Questa minaccia nascosta sta attirando l’attenzione di agricoltori, scienziati e decisori politici, tutti impegnati a comprenderne e contrastarne gli effetti. In prima linea in questo sforzo c’è il progetto di ricerca europeo MINAGRIS (Micro- e Nano-Plastiche nei Suoli Agricoli), che punta a scoprire la misura e le conseguenze dell’inquinamento da plastica nei suoli.

MINAGRIS è coordinato dall’Università di Wageningen nei Paesi Bassi e si svolge da settembre 2021 ad agosto 2026. Finanziato interamente dall’Unione Europea con un contributo di 6,9 milioni di euro, il progetto riunisce venti partner europei in una missione condivisa per affrontare questo tema urgente.

Dall’uso agricolo della plastica ai rischi per la salute del suolo

Gli agricoltori si trovano in una situazione paradossale. Mentre le plastiche hanno aumentato la produttività agricola nel corso degli anni, ora minacciano la salute dei terreni da cui l’agricoltura dipende. Molti agricoltori si sentono impreparati ad affrontare il problema. Infatti, le indagini condotte proprio nell’ambito del progetto MINAGRIS rivelano che oltre un terzo degli agricoltori europei non dispone di informazioni sufficienti in merito all’impatto della plastica sulla salute del suolo, e più di due terzi non sono a conoscenza delle iniziative regionali o nazionali esistenti volte ad affrontare questa sfida. La posta in gioco non potrebbe essere più alta: il suolo è una risorsa non rinnovabile su scale temporali umane, e il suo degrado minaccia di ridurre la resa dei raccolti, diminuire la ritenzione idrica e, in ultima analisi, compromettere i servizi ecosistemici che fornisce.

La trasformazione della plastica da utile strumento agricolo a contaminante del suolo avviene purtroppo rapidamente. I teli di pacciamatura e i tubi per l’irrigazione si degradano nei campi e contemporaneamente vento, pioggia, nonché le normali attività agricole, disperdono le microplastiche nel terreno. L’usura degli pneumatici delle strade vicine aggiunge un’altra fonte di inquinamento spesso trascurata, con il rilascio di milioni di particelle microscopiche nei campi lungo i bordi delle strade. Una volta incorporate nel terreno, queste microplastiche interagiscono con i sistemi chimici, fisici e biologici del suolo, a volte con effetti allarmanti.

Cosa fa la plastica al suolo

Uno studio rivelatore del team di MINAGRIS si è concentrato sulle deiezioni dei lombrichi – depositi ricchi di sostanze nutritive vitali per mantenere la struttura e la fertilità del suolo. È emerso che la presenza di microplastiche ne ha alterato la composizione chimica e ha influenzato le comunità batteriche al loro interno, sebbene questi effetti fossero per lo più temporanei.

Esperimenti con vari tipi di microplastiche – tra cui polietilene convenzionale, plastiche compostabili e PBAT (una plastica biodegradabile) – hanno mostrato iniziali aumenti del pH del suolo, dei livelli di ammonio e del carbonio organico disciolto, che poi sono diminuiti nel tempo. Ma il messaggio chiave è che, sebbene le microplastiche possano disturbare la chimica e la microbiologia del suolo a breve termine, le comunità batteriche centrali sembrano resilienti e gradualmente ripristinano l’equilibrio. Tuttavia, l’accumulo a lungo termine di questi materiali rimane una seria preoccupazione, in particolare per i suoli con minore capacità di recupero.

Microplastiche, ritenzione idrica e contaminanti emergenti

Un’altra scoperta significativa di MINAGRIS riguarda la repellenza all’acqua del suolo (SWR), una condizione in cui il suolo resiste all’assorbimento dell’acqua, il che compromette gravemente la crescita delle piante. Le microplastiche convenzionali sono altamente idrorepellenti e possono aggravare questo problema interrompendo le dinamiche idriche naturali del suolo e riducendo la sua capacità di trattenere l’umidità. Al contrario, le plastiche a base di amido sembrano avere meno effetti negativi; un risultato che indica possibili alternative più sicure per l’uso agricolo.

Test SWR su terreno contaminato da microplastiche in LDPE_ Foto: Špela Železnikar

La sfida diventa ancora più complessa quando si considerano le “sostanze chimiche eterne” come i PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche), presenti negli imballaggi di plastica e nei prodotti di consumo quotidiano come cosmetici e detersivi. Queste sostanze chimiche persistono nell’ambiente e possono accumularsi nei suoli. Una promettente ricerca guidata dal Professor Edoardo Puglisi dell’Università Cattolica di Piacenza, in collaborazione con il gruppo del Professor Giancarlo Renella dell’Università di Padova, ha identificato circa 20 specie di batteri in grado di degradare i PFAS. Questi batteri, che in genere non sono dannosi per l’uomo, potrebbero potenzialmente offrire un mezzo ecologico per ridurre la contaminazione da PFAS nei suoli e negli organismi viventi, in attesa di ulteriori studi.

Gli agricoltori chiedono conoscenza (e partecipano attivamente)

Al centro della questione c’è un bisogno fondamentale di informazione di qualità. Sebbene gli agricoltori siano motivati a ridurre l’uso della plastica e a gestire i rifiuti in modo responsabile, molti non hanno accesso a conoscenze chiare e utilizzabili sui rischi che la plastica comporta per la salute del suolo e sulle alternative sostenibili. Le indagini di MINAGRIS rivelano che l’86% degli agricoltori sta attivamente cercando di ridurre al minimo l’uso della plastica, ma chiede anche maggiore orientamento tecnico su come le plastiche interagiscono con i suoli, quali sono le alternative valide e come destreggiarsi tra le normative in evoluzione. Senza questa guida, la minaccia dell’inquinamento da microplastiche potrebbe continuare a crescere inosservata sotto i campi, nonostante la buona volontà degli operatori.

Scienza partecipata e monitoraggio della salute del suolo

Per colmare questo divario, MINAGRIS ha introdotto iniziative di scienza partecipata come l’app SoilPlastic, che consente agli agricoltori di essere direttamente coinvolti nel monitoraggio della salute del suolo. L’app infatti permette agli agricoltori di registrare i loro avvistamenti di plastica nei terreni, e grazie ai loro dati, contribuire alla comprensione e allo studio degli impatti dei residui di plastica sulla salute del suolo.

Lo sguardo futuro di MINAGRIS è rivolto al collegamento olistico tra l’inquinamento da plastica e la microbiologia del suolo, le dinamiche idriche e le pratiche agricole. Il progetto sta ampliando gli studi sul campo per validare i risultati di laboratorio su diversi suoli europei. L’obiettivo è quello di sviluppare sistemi di etichettatura intelligenti per aiutare gli agricoltori a scegliere prodotti plastici più sicuri e migliorare le piattaforme di scienza partecipata per abilitare un monitoraggio più ampio del suolo. Questi sforzi mirano anche a informare i decisori politici e contribuiscono a colmare le lacune normative, nonché a promuovere un’economia circolare per le plastiche agricole.

Non è più questione di chiedersi se le microplastiche siano presenti nei suoli agricoli – lo sono indubbiamente. La domanda urgente è come gestire efficacemente i loro impatti e prevenire un ulteriore degrado di questa risorsa vitale. Le innovazioni pionieristiche di MINAGRIS, dai materiali biodegradabili agli strumenti di monitoraggio partecipativo, offrono percorsi promettenti per la mitigazione, ma richiedono anche un cambiamento culturale. La plastica deve essere usata con maggiore cautela, gli agricoltori devono essere dotati di conoscenze accurate e le politiche devono essere progettate per proteggere il suolo, garantendo che rimanga resiliente e capace di sostenere la vita. In questa battaglia in corso contro l’inquinamento da microplastiche, il suolo non è semplicemente una vittima passiva. Con azioni informate e sforzi collaborativi, può adattarsi, riprendersi e continuare a nutrire le generazioni future.

Notizie correlate

Scopri subito l'ultimo numero di

Innovazione Ecologica

Potrebbe interessarti anche

Cerca articoli su Innoecomag.com