Riutilizzare il calcestruzzo prefabbricato? Si può. Il progetto ReCreate sta dimostrando infatti che la struttura di un edificio può cambiare casa e ricomparire, intatta, altrove. Coordinato dall’Università di Tampere con 22 partner in cinque paesi e un finanziamento Horizon 2020 di 12,5 milioni di euro, ha già completato quattro decostruzioni pilota, dalla Finlandia alla Germania: la prova che riutilizzare gli elementi strutturali riduce le emissioni e apre, in Europa, un mercato industriale ancora tutto da inventare
Il settore delle costruzioni è responsabile di circa il 35% di tutti i rifiuti generati nell’Unione Europea e di una quota significativa delle sue emissioni di gas serra. Il calcestruzzo, il materiale da costruzione più utilizzato al mondo, rappresenta circa l’8% delle emissioni globali di CO₂, in gran parte a causa della produzione di cemento e acciaio per armature. La maggior parte di questa impronta di carbonio resta “bloccata” nel momento stesso in cui un elemento strutturale viene colato e installato. A fine vita dell’edificio, la pratica convenzionale della demolizione seguita dalla frantumazione delle macerie in aggregato di bassa qualità per sottofondi stradali o nuove miscele fa perdere irrimediabilmente l’energia e le emissioni incorporate nella formatura, nell’armatura e nella maturazione di ogni singolo elemento.
La gerarchia della circolarità nelle costruzioni colloca il riutilizzo di componenti strutturali interi ben al di sopra del riciclo, perché il riutilizzo preserva la geometria, l’armatura e il carbonio incorporato dell’elemento originale. I componenti prefabbricati in calcestruzzo armato – lastre alveolari (HCS), travi, pilastri e pannelli di facciata – sono tecnicamente ben adatti a questo approccio: vengono prodotti in fabbrica secondo dimensioni standardizzate, il che in linea di principio consente una decostruzione controllata da un edificio donatore e un riassemblaggio in una nuova struttura.
In pratica, tuttavia, questo approccio incontra diverse barriere significative. Gli edifici solitamente non sono progettati per la decostruzione. I giunti tra gli elementi sono stati riempiti con malta e collegati mediante barre d’armatura, i dati originali sulla qualità del materiale sono spesso incompleti o mancanti, e i quadri normativi e assicurativi per i componenti strutturali “di seconda mano” sono solo ora in fase di definizione in tutta l’UE. Sono proprio queste le barriere che il progetto ReCreate si propone di affrontare.
Una scommessa da 12,5 milioni di euro sulle strutture di seconda vita
ReCreate – Reusing precast concrete for a circular economy è un’azione di ricerca e innovazione finanziata nell’ambito del programma Horizon 2020 (bando H2020-LOW-CARBON-CIRCULAR-INDUSTRIES-2020), con un contributo totale della Commissione Europea di 12.494.045,02 euro. Il progetto è iniziato il 1° aprile 2021 con una durata originaria di 48 mesi, successivamente estesa a 66 mesi per consentire la costruzione dei siti pilota dimostrativi, rallentata dalla flessione del settore edile europeo. La conclusione del progetto è prevista a fine 2026. Il progetto è coordinato dalla Tampere University (TAU) in Finlandia; la coordinatrice scientifica è la professoressa Satu Huuhka. Il consorzio riunisce 22 partner provenienti da cinque paesi, organizzati in quattro Cluster Nazionali su base geografica che guidano i progetti pilota:
- Finlandia – TAU, lo studio di architettura Liike, la società di ingegneria strutturale Ramboll Finland, il produttore di prefabbricati Consolis Parma, l’impresa edile Skanska, l’azienda di decostruzione Umacon e la Città di Tampere.
- Svezia – il KTH Royal Institute of Technology, l’operatore di edilizia pubblica Helsingborgshem e il produttore di prefabbricati Strängbetong.
- Paesi Bassi – l’Università Tecnica di Eindhoven (TU/e), l’organizzazione di ricerca TNO, la società di consulenza ingegneristica CSD, il produttore di prefabbricati VBI, l’azienda di decostruzione e riutilizzo Lagemaat e gli ingegneri strutturali IMd.
- Germania – la Brandenburg University of Technology Cottbus-Senftenberg (BTU), l’azienda di decostruzione Ecosoil, l’ingegnere strutturale Ingenieurbüro Jähne, la Città di Hohenmölsen e il partner digitale Lohmann und Robinski.
Il Croatia Green Building Council (CGBC) completa il consorzio; si occupa della comunicazione, della disseminazione e dell’analisi di come i risultati del progetto possano essere trasferiti e replicati oltre i quattro paesi pilota.
La prova attraverso i pilota
ReCreate ha definito sei obiettivi specifici: il primo è dimostrare il valore e la redditività del riutilizzo. Il secondo è sviluppare un modello di business scalabile. Il terzo è sviluppare le tecnologie e gli strumenti digitali necessari per integrare la catena di fornitura. Punta poi a salvaguardare la sicurezza occupazionale e strutturale durante tutto il processo. A dimostrare il potenziale più ampio e mitigare le barriere sociali e legali. Infine, a condividere le conoscenze attraverso l’accesso aperto.
Dal punto di vista metodologico, il progetto è organizzato in nove pacchetti di lavoro ed è costruito attorno al principio della “prova attraverso i progetti pilota” (proof through pilots). Ogni Cluster Nazionale seleziona uno o più edifici donatori, da cui vengono recuperati i componenti prefabbricati tramite decostruzione controllata. Gli elementi vengono poi valutati per la qualità, rimessi a nuovo, ricertificati e riassemblati in progetti pilota di riutilizzo con una nuova funzione. A supporto di questo processo, il progetto sviluppa metodi diagnostici non distruttivi (mappatura delle armature, test a ultrasuoni, protocolli di carotaggio), strumenti digitali (audit pre-decostruzione basati su BIM, tracciamento tramite QR e RFID, un database aperto degli elementi recuperati), connettori di retrofit che consentono giunti smontabili, e analisi dei modelli di business, degli impatti ambientali ed economici del ciclo di vita (LCA e LCC), e degli aspetti giuridici e sociali del riutilizzo.
Decostruzione completata, riutilizzo in corso
Tutte e quattro le decostruzioni pilota pianificate sono state completate. Si tratta di un edificio per uffici del 1982 a Tampere (FI). Poi ci sono un edificio residenziale degli anni ’60 e un edificio industriale a Helsingborg (SE). E ancora, un edificio amministrativo del 1987 ad Arnhem (NL) e infine la decostruzione parziale dei piani superiori di due edifici residenziali prefabbricati degli anni ’80 a Hohenmölsen e Großräschen (DE). Sono stati recuperati, immagazzinati e rimessi a nuovo per il riassemblaggio decine di lastre alveolari, pannelli di facciata, travi e pilastri.
Sul fronte del riutilizzo, il padiglione espositivo svedese costruito per la H22 City Fair a Helsingborg è stato il primo pilota completo, ultimato nel 2022. In Finlandia, sono stati completati tre mini-pilota a Tampere, che incorporano complessivamente 86 lastre alveolari riutilizzate, sette travi e 13 pilastri in edifici residenziali e industriali. Il pilota finlandese principale – un edificio espositivo temporaneo – ha aperto a Tampere nell’estate 2026. Nei Paesi Bassi, una struttura dimostrativa a grandezza naturale su due piani a Heerde è stata utilizzata per testare sul campo le connessioni e le tolleranze sviluppate. Infine, la costruzione del principale pilota olandese, il Circulair Centre Netherlands, è ora in corso a Heerde, con pannelli di facciata e lastre alveolari recuperate in fase di installazione sul cantiere.

Dai progetti pilota alle prime repliche commerciali
Tra i risultati istituzionali, particolarmente significativa è l’accettazione, da parte delle autorità di ispezione edilizia di Tampere ed Helsinki, in Finlandia, della procedura proposta per la gestione della qualità e la ricertificazione degli elementi recuperati. Questo passaggio ha aperto la strada alle prime repliche commerciali al di fuori del progetto: il progetto residenziale Melkinlaituri a Helsinki, dove i partner industriali hanno applicato la metodologia ReCreate, e l’edificio per uffici Ter Haak ad Amsterdam, dove Lagemaat ha installato componenti prefabbricati recuperati. I team svedese e finlandese stanno contribuendo agli standard nazionali per gli elementi prefabbricati in calcestruzzo riutilizzati (SiS/TK191 e RTT/TR 204), mentre in Germania il progetto sta testando l’applicabilità delle linee guida tecniche esistenti del Brandeburgo sul riutilizzo di elementi strutturali in altri stati federali.
Le valutazioni del ciclo di vita del progetto sulle lastre alveolari recuperate indicano risparmi sostanziali di CO₂ rispetto alla produzione nuova, a una condizione importante: oltre circa 720 km di trasporto su strada, il beneficio ambientale viene meno. Questo rende le catene di fornitura regionali un parametro di progettazione critico sia per la fattibilità ecologica che per quella economica del riutilizzo.
Dati aperti e strumenti digitali per il riutilizzo
Il consorzio ha inoltre costruito un’ampia base di conoscenza aperta: articoli scientifici ad accesso aperto, atti di conferenze e quattro set di dati aperti sul repository Zenodo, che comprendono una biblioteca storica pan-europea dei materiali per calcestruzzo e armature, un database di modelli digitali degli elementi recuperati e due set di dati sulla diagnostica non distruttiva del calcestruzzo. Il progetto ha prodotto ReCreate Studio, un perototipo di plug-in per Autodesk Revit che consente ad architetti e ingegneri di progettare nuovi edifici a partire da un database di elementi recuperati disponibili. Nel settembre 2025, ReCreate ha co-organizzato la 2ª Conferenza Internazionale sulla Circolarità nell’Ambiente Costruito (CiBEn 2025) a Tampere, riunendo circa 140 ricercatori, professionisti e responsabili politici internazionali.
Non più “si può fare?” ma “come scalare?”
Nella fase finale del progetto, i Cluster Nazionali stanno lavorando alla realizzazione dei principali edifici pilota. I prossimi risultati attesi includono un manuale di progettazione per costruire con componenti recuperati, un’analisi comparativa LCA e LCC lungo tutta la catena del valore, dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) per i componenti in calcestruzzo riutilizzati, e una tabella di marcia finale sulla trasferibilità e replicabilità rivolta a responsabili politici, committenti pubblici e nuovi operatori del mercato.
Nel complesso, i risultati finora ottenuti indicano un’unica conclusione centrale: il riutilizzo del calcestruzzo prefabbricato strutturale non è più un’ipotesi tecnica ma, nella sua scala iniziale, una pratica che ha già iniziato a vedere le sue prime repliche commerciali dove sono presenti le giuste condizioni abilitanti. Le barriere rimanenti non sono più legate a “si può fare?” ma a questioni di prevedibilità normativa, disponibilità di servizi diagnostici e logistici specializzati, ed esistenza di catene di fornitura regionali. Con piloti in quattro paesi e una pipeline di innovazione – che spazia dalle attrezzature per la decostruzione, agli strumenti digitali e ai connettori strutturali, fino agli ecosistemi di business – ReCreate sta gettando le basi affinché il settore delle costruzioni europeo possa portare su scala, nel corso del prossimo decennio, il passaggio dalla demolizione alla decostruzione e riutilizzo.








